Sarajevo, la città che non ti aspetti
- 25 lug
- Tempo di lettura: 4 min
Bella, Multiculturale e piena di Energia: un viaggio nel cuore dei Balcani

C'è un odore che a Sarajevo ti segue ovunque: quello del burek appena sfornato. Lo senti nelle stradine del Baščaršija, il vecchio bazar ottomano, dove le botteghe aprono presto e i fornai lavorano già dall'alba. Mi sono fermata davanti a una di quelle finestre, ad osservare le mani esperte che tiravano la pasta sottilissima, e ho capito in quel momento che questa città avrebbe avuto molto da raccontarmi.
Sarajevo non è una città che si lascia leggere in fretta. Bisogna camminarla, ascoltarla, lasciarsi sorprendere dai suoi angoli. E soprattutto, bisogna arrivare senza troppe aspettative, perché quello che trovi è spesso diverso da quello che immagini, e quasi sempre più bello.
Una Storia di secoli
Poche città al mondo portano addosso la storia con la stessa intensità di Sarajevo. Capitale della Bosnia ed Erzegovina, è stata per secoli un crocevia di civiltà: ottomana, austro-ungarica, slava. Ogni dominazione ha lasciato qualcosa, nell'architettura, nella cucina, nella mentalità degli abitanti, e il risultato è una città stratificata, densa, impossibile da ridurre a una sola identità.

Il Novecento l'ha segnata in modo indelebile: qui nel 1914 fu assassinato l'arciduca Francesco Ferdinando, innescando la Prima guerra mondiale. E negli anni Novanta, durante la dissoluzione della Jugoslavia, Sarajevo ha vissuto l'assedio più lungo della storia moderna: quasi quattro anni di isolamento, sotto il fuoco delle milizie serbo-bosniache. Una ferita ancora visibile, nei muri crivellati, nei cimiteri bianchi che salgono lungo le colline, nei volti di chi quella guerra l'ha attraversata.
Eppure Sarajevo non è rimasta ferma lì. Ha scelto di andare avanti. Ha scelto di non dimenticare, ma ha scelto anche di ripartire, di ricostruire. Di creare per se stessa un nuovo volto e una nuova identità. Ed è forse questo che la rende così straordinaria.
Sarajevo è una città che porta la storia addosso senza esserne schiacciata. Che ricorda senza smettere di vivere."
L'Animo Multiculturale
C'è un tratto di strada nel centro di Sarajevo dove, nel giro di pochi passi, puoi sentire il richiamo del muezzin, vedere la croce di una chiesa ortodossa, passare davanti a una sinagoga e affacciarti sull'ingresso di una cattedrale cattolica. Lì trovi la vera anima di questa città, quella dei suoi abitanti. E non te ne accorgi subito, perché tutto fluisce in modo armonico, semplice. Ci vuole un momento per realizzare quanto sia rara, questa convivenza.

L'influenza ottomana è quella che si sente di più, e in modo del tutto inaspettato per chi arriva dall'Italia. La ritrovi nel caffè bosniaco, servito in un piccolo džezva di rame con un cubetto di zucchero e qualche dolcetto accanto, che oggi è diventato un rito più che non una bevanda. La ritrovi nelle botteghe dei ramaioli del Baščaršija, dove gli artigiani lavorano il metallo a mano come secoli fa, producendo oggetti bellissimi con una cura quasi meditativa. E la ritrovi nell'animo degli abitanti: ospitali, aperti, con una calma e una gentilezza disarmanti.
La gente di Sarajevo ha qualcosa di speciale. Ti ferma per strada per aiutarti, ti offre un caffè senza che tu lo chieda, ti racconta della sua città con l’orgoglio quieto e consapevole di chi sa da dove viene e ha scelto di restare.
Consigli Local
La cucina bosniaca è uno dei piaceri più immediati di Sarajevo, semplice, generosa, profondamente legata alla tradizione ottomana.
Il Burek è il punto di partenza obbligatorio: pasta sfoglia ripiena di carne, formaggio o spinaci, cotta sotto la sač, una campana di ferro su cui si ammucchiano le braci. Va mangiato caldo, appena sfornato, possibilmente in piedi davanti alla bottega. Per trovarlo al meglio, cercate la Buregdžinica Sač o la storica Buregdžinica Bosna, oppure la Pita Ispod Sača – Kod Seje, dove la pita viene preparata con la stessa cura di sempre.
Per i Ćevapi, i piccoli salsicciotti di carne macinata che sono l'altro piatto simbolo della città, la Ćevabdžinica Zmaj su Titova è una tappa imperdibile.
Dopo mangiato, concedetevi una sosta al Zlatna Ribica, un bar-caffè dall'atmosfera unica, pieno di oggetti vintage ed una luce calda e accogliente. Il caffè bosniaco qui è servito ancora con il ritmo lento e generoso di una volta. E se volete portare a casa qualcosa di autentico, fate un giro alla Pijaca Ciglane, il mercato del quartiere Ciglane: frutta, verdura, formaggi locali e il profumo genuino della vita quotidiana sarajevese.

La Vitalità di Oggi
Camminare lungo il fiume Miljacka, nel tardo pomeriggio, è uno dei modi migliori per sentire l’energia della città. I ragazzi siedono sui gradini, i musicisti suonano sui ponti, i bar traboccano di gente. C'è una leggerezza e un’energia travolgente nell'aria. Una vivacità che non ti aspetti da una città con una storia così cruda e così recente, eppure è lì, è palpabile, è la leggerezza di chi ha imparato a non dare nulla per scontato.
Gli artisti di strada occupano le piazze, i locali restano aperti fino a tardi, i murales colorano i quartieri nuovi.

Sarajevo è una città giovane nell'anima, curiosa, in movimento, che guarda all'Europa senza voler perdere se stessa. Si sente che qualcosa sta cambiando, che la città si sta reinventando. E lo fa con una grazia tutta sua.
Vale la pena visitare anche la Biblioteca Nazionale Viječnica, uno dei gioielli della città: un edificio neo-moresco di fine Ottocento, incendiato durante l'assedio del 1992 e lentamente restaurato nel corso di vent'anni. Entrare lì dentro significa capire, in modo fisico e immediato, cosa Sarajevo ha perso e cosa ha scelto di ricostruire.
Il Tramonto dalla Yellow Fortress
L'ultima immagine che vi lascio, e che voglio portare con me, è quella del tramonto dalla Yellow Fortress, la fortezza gialla che si arrampica sulle colline sopra la città. Da lassù, Sarajevo si apre sotto i tuoi piedi come una mappa vivente: i minareti, i campanili, i tetti rossi, il fiume che luccica, e tutto intorno le colline verdi che abbracciano la città come a volerla proteggere.
È un panorama che toglie il respiro. Non solo per la bellezza, ma per quello che rappresenta: una città che ha attraversato il fuoco e che da qui, vista dall'alto, sembra incredibilmente intera. Incredibilmente viva.
Sarajevo è una di quelle città che ti entrano dentro in silenzio, ma con forza. E quando te ne vai, ti accorgi che hai lasciato qualcosa lì, e che qualcosa di lei è rimasto in te.





Commenti